Sul centro islamico si sono spesi negli ultimi anni fiumi di inchiostro sui giornali locali e non solo. Non sono solito dire “ve l’avevo detto”. Eppure ci sono situazioni nelle quali è quasi impossibile non farlo.

Mi sembra ieri quando, nel 2013, ci furono segnalati i volantini con una “raccolta fondi” per la realizzazione di una “moschea” (così veniva chiamata espressamente sulle fotocopie diffuse in molte attività commerciali trecatesti gestite da musulmani). Iniziammo – io e il Consigliere di minoranza con cui allora condividevamo molte iniziative politico-amministrative – a raccogliere le firme per sensibilizzare i nostri concittadini trecatesi. La sinistra ci contestò che fosse tutta una “bufala”, noi mostrammo le carte – quelle con cui l’Associazione si iscriveva all’Albo delle Associazioni – che già indicavano un locale in fondo a corso Roma come luogo dove veniva fondata l’Associazione. Ricordo bene, anche, come la Vicesindaco riconoscesse “l’indubbia validità degli scopi culturali ed aggregativi che il nuovo centro culturale islamico si prefigge”.

Sono passati meno di due anni: relativamente poco tempo, ma molto significativo, per tre fatti.

Il primo, perché le strade politiche di chi allora condivideva con me quella posizione, si sono divise al punto da farmi leggere nelle sue parole recentemente espresse a riguardo, un cedimento totale sul campo dei valori, mascherato con l’alibi della “responsabilità”. Cosa è rimasto di quella Destra i cui valori eravamo orgogliosi di rappresentare? In cuor mio, lo dimostrano i fatti: continuo a sostenere le stesse battaglie con coerenza, le medesime posizioni che portavo avanti allora. Mi duole notare che per altri non è più così.

Il secondo e più importante: non mi risulta che l’Amministrazione Comunale abbia fatto NULLA. Hanno accolto (considerandolo un atto dovuto) l’iscrizione all’Albo delle Associazioni. Subito dopo sembra che questo gruppo di musulmani si sia volatilizzato: dopo il fermento dei mesi precedenti non avanza più richieste per NULLA. Lo posso affermare con certezza perché da allora, in questi quasi due anni, ho presentato continuamente richieste per avere eventuali atti a riguardo, sentendomi ogni volta rispondere che non ve ne sono: è l’unica arma in mio possesso, e l’ho usata senza sosta, per la gravità e l’importanza della questione.

Il terzo, quello ancora più grave: a gennaio 2015 nove musulmani vengono espulsi dall’Italia perché probabili terroristi vicini al fondamentalismo islamico. Uno di questi risulta residente a Romentino, ma fonti giornalistiche lo dicono abitualmente domiciliato a Trecate: una versione, quest’ultima, che risulta anche a me. Lo faccio notare, facendo notare come, forse, la nostra battaglia del 2013 per dire un secco “NO” a un centro islamico a Trecate avesse un senso: ero un pericoloso xenofobo o forse sarebbe stato meglio ascoltarmi quando parlavo dei rischi di una gestione inadeguata delle problematiche connesse all’immigrazione, così diffusa in Italia sia a livello nazionale che in molti Comuni? Insomma, non abbiamo solo l’ISIS a portata di missile da Lampedusa, abbiamo un probabile terrorista che – “romentinese” o “trecatese” poco importa – è a portata di scimitarra da piazza Cavour (o magari da siti ben più sensibili e vicini a Trecate).

Oggi, a febbraio, “ricompare” da quel NULLA il centro islamico. A fronte della segnalazione di un trecatese, che indica chiaramente il luogo al termine di corso Roma dove questo gruppo di persone si riunisce, facciamo delle verifiche non solo dal punto di vista amministrativo (che continuano a non dare risultati), ma anche “pratico”: andiamo lì e troviamo un volantino con degli orari di preghiera, facciamo una bella foto e ci chiediamo se questo posto sia un luogo di “cultura” o un luogo di preghiera: un fatto non marginale, perché sono regolati in maniera profondamente diversa, per esempio a livello urbanistico.

Le recenti dichiarazioni minimizzanti del Sindaco non solo non mi convincono, ma dimostrano quanto sosteniamo dal 2013, quando per primi (e pressoché da soli) abbiamo chiesto attenzione sulla questione centro islamico/moschea. Se da privati cittadini – o a maggior ragione da Consiglieri Comunali – segnalassimo, per esempio, che una casa che doveva avere un piano solo ne ha invece due, e quindi è stato commesso un abuso, il Comune non risponderebbe “dalle carte presumiamo che sia un piano” senza far nulla, ma manderebbe chi di dovere a controllare ed eventualmente a comminare sanzioni. Sul centro islamico viene fatto altro: di fronte a una segnalazione – concreta, attestata dalle foto dei volantini con gli orari di preghiera – ci viene risposto “presumiamo”. Non c’è nulla da presumere, signor Sindaco. C’è da controllare, a fronte della segnalazione da noi effettuata, se lì si fanno attività culturali o si prega. Perché, se lì (come sembra) si prega, c’è un problema che va risolto. È proprio la risposta del Sindaco a dimostrare che questa “Associazione” sembrerebbe avere un trattamento diverso da quello che hanno gli altri nostri concittadini trecatesi. Perché?

Non mi dilungherò oltre. Se alcuni nostri lettori, in quel 2013 (lontano ma non troppo) credettero alle parole del Sindaco – secondo il quale il “centro islamico” era una “bufala” inventata da una destra che cercava consenso elettorale – vi invito solo a guardare i fatti a distanza di meno di due anni. E torneremo a ricordarvelo, fra un anno, quando sarete chiamati di nuovo a votare il primo cittadino: potrete così scegliere se eleggere Sindaci che mentono sapendo di mentire per il proprio interesse elettorale, o trecatesi per bene, che portano avanti le proprie idee e le proprie posizioni, anche quando vengono attaccati strumentalmente e con falsità, da chi non la pensa come loro.

Andrea Crivelli
Consigliere Comunale di Trecate

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